Chi sono

Mi chiamo Hermann Gils, designer del brand Gomovelive, per gli amici Hermann fottuto Gils. Molti si staranno chiedendo cos’ho in testa e perché sono vestito come il capo di una tribù africana, ed è proprio così: quello è un cappello della mia tribù. Non ti racconterò la storiella sulle mie competenze, ti dirò solo chi sono e perché questa pagina ti ha portato fino a qui.

Ho avuto un’infanzia molto interessante, prima di trasferirmi in Europa. Sono nato in una piccola tribù africana, tra gli alberi che portavano a un fiume: al calare del sole, il rumore dell’acqua che scorreva riusciva ad alleggerire il peso della povertà. Quel tramonto, che ricordo bene, era qualcosa di molto speciale per un bambino della mia età, ed era il momento ideale in cui creavamo il nostro paradiso, lo chiamavamo così. Tra amici d’infanzia, nati quasi lo stesso giorno, ci ritrovavamo a giocare sotto la pioggia, al tramonto.

Quando vivi certi momenti capisci che il paradiso non è un racconto che qualcuno possa descriverti: il paradiso sono le emozioni positive che riesci a percepire da una persona a cui vuoi bene. Non esistono vibrazioni più forti di queste. Imparare a ricevere ed essere grati per ciò che ti è stato dato, non come nel mondo di oggi, dove siamo stati abituati a prendere e a fingere che ci importasse, per poi trovarci di fronte al dramma e accettarlo come se fosse normalità.

Sono cresciuto in un posto dove un piatto lo vedevi una volta al giorno, ma un sorriso, una risata, ogni volta che un compagno apriva bocca. Non avevamo la neve ad accorciarci le giornate e il divertimento. Avevamo la nebbia nel villaggio, che ci nascondeva la voglia di ritrovarci al solito posto; solo in quell’istante nasceva nei nostri occhi la paura di non farcela in quella vita difficile, soprattutto la paura di non sfruttare fino in fondo quel tramonto sotto la pioggia, con delle risate e un pallone tra i piedi. Le emozioni che ci davamo tra di noi ci facevano sentire indistruttibili, anche se eravamo leggeri.

Mi ricordo un anziano del villaggio che un giorno mi raccontò che il vecchio CHUCK NORRIS venne al villaggio e si innamorò della purezza del nostro tramonto. CHUCK disse all’anziano che era come se il sole tramontasse insieme agli alberi più vecchi, per lasciare emergere gli alberi e i fiori più giovani, senza ostacolare la crescita dell’altra generazione. Molti non lo capiscono, ed è proprio il motivo per cui un posto con tanta sofferenza continua a far nascere ragazzi così forti. Ci sono tante strade da attraversare per comprendere dove nasce la speranza di qualcuno, tante lacrime da cancellare per capire il peso del passo di un bambino che non può permettersi un paio di scarpe nuove. Dopo tutto ciò, non rinuncia mai a calciare una palla, sapendo che può farsi male; e quando capita, piange, poi sorride, con la voglia di ricominciare. Difficile colpire un’armatura così con delle semplici parole.

L’anziano raccontava anche che CHUCK, mentre ordinava un couscous, chiese solo un «cous», perché non gli piaceva ripetere la stessa cosa. Anche se era solo un racconto per farci ridere quando eravamo piccoli, quella frase oggi mi fa ancora ridere, perché era proprio da lui.

Cresciuto, lontano dai miei compagni, era arrivato il momento di affrontare il mondo. Rispetto alla vita a cui ero abituato, e guardando tutto dall’altra parte della televisione, non era tutto così bello come sembrava. Era così surreale: persone che davano così poca importanza ai sentimenti degli altri, amicizie che reggevano solo finché le accontentavi. Ho vissuto bullismo, discriminazione, manipolazione, ho rischiato di farmi uccidere più volte, ma sono sopravvissuto. Sono diventato un essere asociale e non me ne vergogno, perché anche quando cercavo di piacere a qualcuno finivo le serate con me sempre al centro dell’attenzione, con gli invitati, conoscenti e amici finti seduti al tavolo che si trasformavano nella squadra di CSI: Miami, e in cima al tavolo il tenente HORATIO CAINE, che si toglieva gli occhiali per dire: «Ho il mio sospettato». Ma vi ringrazio, non ho conosciuto JFK. Ciò che so dello spaccio di droga l’ho sentito dire da SHAKUR. Mi sono trovato in una tradizione e in un secolo che non sentivo appartenermi; per fortuna avevo i miei valori rimasti intatti, salvati dalle mie passioni.

Avevo i miei ideali, facevo sport, musica, design e ho persino studiato letteratura e sceneggiatura. Sono cresciuto guardando Denzel Washington e ammirando la sua camminata, il suo sorriso e perfino il suo modo di applaudire. Può sembrare strano, ma sono spesso i piccoli dettagli a ispirarci in una persona. Uno dei film che mi è rimasto più impresso è Training Day.

Ammiravo la parlantina di CHRISTOPH WALTZ, di CROWLEY, le minacce alla JOE PESCI, e lo sguardo smagliante de IL BIONDO interpretato da CLINT EASTWOOD, anche quando fingeva di impugnare una pistola come in Gran Torino: lo trovavo maledettamente figo. Adoro ballare, anche se persino per me è troppo Thong Song, mattina e sera. Ero anche fan dei film sui balli, ma devo dire che non mi è piaciuto Dirty Dancing, perché sulla pista da ballo erano in troppi, e questo TONY l’aveva capito. Vogliamo parlare della famosa mossa in cui lei viene sollevata in alto? Una mossa che quasi tutte le coppie hanno provato, ma senza successo, quando bastava scegliere la persona giusta con cui farla. Io l'ho provata con il mio cane ed è stato un successo. E avevo solo 10 anni.

Proprio per tante delle mie passioni ho studiato per diventare autore e compositore musicale, perché ho vissuto le emozioni dei concerti di MICHAEL JACKSON, ho sentito dal vivo la voce di WHITNEY HOUSTON, ho ballato sulle canzoni dei KOOL & THE GANG, degli ALPHAVILLE e dei DEPECHE MODE: la nostra era un’epoca in cui era vietato fare brutta musica. A livello sentimentale mi rivedo in film come Pretty Woman e 50 volte il primo bacio: al di là di ogni difficoltà, di ogni pregiudizio, ci sono esseri che per amore sono disposti a spingersi oltre le proprie capacità, invece di fermarsi al primo ostacolo, come se l’amore fosse solo un dipinto della nostra mente che riusciamo a cancellare quando quell’immagine non ci piace più. Come se l’amore fosse solo una parola inventata da un ubriacone che, dopo la sbornia, si dimentica il nome del bar ma non il posto dove trovare l’alcol quando ne ha bisogno.

Nella mia solitudine, girando il mondo e vivendo delle mie passioni, ho conosciuto amori che avevo deciso di vivere a modo mio. Ero del tipo il samurai solitario che, per salvarle la vita, è costretto a badare alla principessa testarda, abituata alle buone maniere. Lui completamente disinteressato, ma costretto a sentire i suoi «niee niee niee» tutto il tempo. Un giorno le cascano i bottoni della camicia e il povero samurai si innamora perdutamente della principessa: capisce che c’è di meglio di una spada. Nemmeno KEVIN COSTNER si è ancora ripreso da questa fregatura sentimentale. Vengo da un’epoca in cui, per conquistare una donna, si imparava a ballare e si ballava per lei; credo di aver persino imparato il moonwalk di MICHAEL JACKSON per conquistare il mio primo amore. Ho cambiato mondo e città, ho preso insulti e critiche, ho dormito nel fango per poter stare accanto al secondo. Ho passato tutta la vita a evitare i problemi, correvo veramente veloce, ma con l’amore ho imparato a rallentare.

Con il passare del tempo ho iniziato a descrivere le mie emozioni per non offrirle a qualcuno che non le meritasse. Guardavo il prossimo come la prossima ferita addosso, ed era così: succedeva ogni volta che andavo troppo vicino a qualcuno. Quel dolore, sapevo che avrei dovuto scegliere: o rinnegarlo o accettarlo. Più scrivevo, più creavo il mondo che avrei voluto, e in quel mondo l’amico che vedevo ero proprio io, con i miei stessi valori, lealtà e autenticità, ciò che mi era stato insegnato da bambino. Come ti dicevo, sono diventato un essere asociale perché cercavo negli altri qualcuno come me, o persone simili ai miei compagni d’infanzia.

Il bello in tutto questo è che ogni volta che scrivevo per descrivere le mie emozioni, tornavo indietro nel tempo, a quando ero bambino nella mia stanza, al risveglio del mattino, con la colazione preparata da mia madre, le uova fritte, l’odore del caffè, il rumore della sua macchina da cucire sotto la canzone di WHITNEY HOUSTON, «Saving All My Love for You», la stessa voce che anni dopo avrei ascoltato dal vivo. Era una delle canzoni preferite di mia madre, che ci svegliava ogni mattina insieme al rumore della macchina da cucire, un rumore che da piccolo trovavo fastidioso, finché ho capito quanto potesse essere difficile per lei farlo per 16 ore al giorno. Grazie al suo impegno, a quella macchina e all’amore che ci metteva nel renderci felici, ha potuto insegnarci tutto ciò che so sulla progettazione di un capo, trasmetterci la sua passione. Grazie a quell’impegno, ogni giorno, ha potuto mandarci a scuola fino a farci frequentare l’università in Europa. Grazie Mamma.

Oggi, dopo aver girato il mondo in cerca di sensazioni, ho conosciuto persone meravigliose. Da quegli incontri ho capito che ciò che cercavo ce l’avevo sempre avuto dentro di me, senza sapere come usarlo: un giorno mi sono svegliato con le stesse passioni che aveva mia madre, ed era, stranamente, ciò che le vedevo fare quando ero piccolo e felice. Così, 7 anni fa, è nata l’idea di creare questi capi, per me stesso e poi per gli altri. Ma niente di tutto questo sarebbe successo se non avessi affrontato il mio passato e non avessi conosciuto, durante i miei viaggi, persone simili a me, che mi hanno fatto vivere emozioni indescrivibili. Ogni strada sbagliata spesso ti riporta a dove avresti dovuto iniziare. Spesso non è un fallimento o un passo indietro, ma l’inizio di un’avventura che solo tu potrai decidere come vivere. Ogni volta che affronti una difficoltà, ricorda che domani è un altro giorno: potresti trovare la felicità, o ciò che cerchi, in fondo alla strada. Ti resterà solo la delusione se ti fermi a riflettere invece di prendere quel dolore come l’inizio di una nuova avventura. Goditela, perché restare fermi nello stesso posto e accettare la comodità, con dei rimpianti, non ti farà capire cosa sei, ma ti farà allontanare da ciò che potresti diventare.

Una delle cose più importanti che ho imparato tanti anni fa, con quel pallone tra i piedi sotto la pioggia, è praticare uno sport. Perché, ti chiederai? Lo sport e l’imparare a stare bene da soli con se stessi fanno solo parte del processo, perché la mente va spesso allontanata da ogni distrazione, liberando dentro di te lo spazio che ti aiuterà a trovare la risposta a ciò che cerchi. Lo sport è l’unico momento della giornata in cui la mente e il corpo vengono isolati da ogni forma di negatività: ti permette di vedere chiaramente la situazione che stai affrontando, per prendere la decisione giusta. Non prendere mai una decisione difficile su te stesso senza avere il controllo totale delle tue emozioni. La disciplina porta alla calma e la calma porta lucidità. 

Lo sport è una delle cose che riesce a tirare fuori il meglio di noi stessi, perché alla fine essere felici significa ritrovare sé stessi e vivere facendo ciò che ci rende davvero felici. L’amore e le amicizie sincere non sono altro che la conseguenza del nostro stato d’animo e della positività che portiamo con noi ovunque andiamo. Quando impari a stare bene con te stesso, smetti di rincorrere ciò che ti manca e inizi a valorizzare ciò che hai: è lì che trovi equilibrio, forza e serenità.

Svegliati una mattina, uomo o donna che tu sia, prendi la tua giacca di pelle preferita, quella costruita per te, quella giacca che un domani ti farà ricordare i momenti che stai per vivere, accendi il motore, metti una delle tue canzoni preferite. E goditi il viaggio. Fermati solo quando troverai un posto che ti farà tornare il sorriso che avevi da bambino o da bambina. Non ascoltare nessuno: finché la tua scelta è qualcosa che resta dentro di te, nessuno a parte te potrà mai capire cosa ti passa per la testa o cosa provi davvero. Per qualcuno potresti essere una comodità, per altri una necessità, ma tu che cosa vuoi davvero? La vita è troppo breve per cercare l’approvazione di persone che non sanno esattamente chi sei e cosa vuoi.

Ricordati che ogni scelta che facciamo nasce dall’amore per qualcosa o per qualcuno. Per quante volte l’amore ci abbia fatto soffrire e piangere, ogni strada che percorriamo, anche quando sembra che lo stiamo facendo solo per noi stessi, è sempre un modo per dimostrare a qualcuno che siamo la scelta giusta. E quel qualcuno non potrà credere in te se, prima di tutto, non ci credi tu. Vai per ritrovare ciò che eri: ti aiuterà a scoprire esattamente ciò che sarai domani. Quel genere di emozioni che dura una vita intera svanisce con il dolore e riemerge quando ritrovi la gioia di vivere. Lo devi a te stesso: trovare ciò che sei. Nella vita il dolore non è mai casuale, è solo la prova reale del tuo passato. È come la Fenice che riemerge dopo essere stata bruciata dalle fiamme. Solo accettando quel dolore come parte di te riuscirai a capire chi sei davvero e quale strada sei destinato a percorrere. Quando il dolore si ripresenterà di nuovo, non avere paura: usalo come energia per creare intorno a te un’armatura a prova di proiettile, alla JARVIS, proprio come quella che avevamo noi bambini sotto la pioggia. Dove andrai, lo decidi tu: potresti fermarti a un concerto, o in un villaggio dove scorre il fiume nascosto dalle montagne, o finire in una piccola tribù nascosta tra gli alberi. Dove ti fermerai sta a te deciderlo. Lasciati guidare dalle tue emozioni, perché è l’unica parte di te che non ti dirà mai bugie. Se durante la tua avventura incontrerai l'amore, scoprirai che esistono battaglie che vale davvero la pena combattere. Io ho avuto questa fortuna, ed è durata una vita intera.

Sai qual è una delle meraviglie di questa terra? Incontrare persone simili a te ma con una cultura diversa dalla tua: è una delle connessioni più autentiche che esistano ancora su questo pianeta. Conoscerai persone che hanno vissuto le tue stesse emozioni, persone che sentono tua la stessa frequenza. Potrebbe succedere durante un concerto, un’escursione in mezzo alla natura, allo scambio di una fermata del treno: in ogni luogo che percorrerai con l’unico scopo di ritrovare te stesso. La diversità è esattamente ciò che ti serve per completare il tuo processo di crescita, perché conoscere persone simili a te, ma con usanze e un modo di vivere diversi dai tuoi, è esattamente ciò che ti renderà una persona unica per il resto del mondo. È come sentirsi a casa e a proprio agio in ogni luogo che attraversi. Ci hanno insegnato a temere ciò che è diverso da noi, a tenere l’attenzione su ciò che non riusciamo a capire, quando in realtà una persona simile a te ma cresciuta in una realtà diversa dalla tua è come completare un pezzo del libro della tua storia, una storia che parlerà di te e delle emozioni che hai sentito e che tutti vorrebbero sentirsi raccontare. La pagina più bella del libro della tua storia è come deciderai di affrontare l’incontro con qualcuno in cui ti riconosci: lo vedi perché ride alle stesse cose che fanno ridere te, ama gli stessi posti in cui tu ti senti a tuo agio, persino l’orario in cui sceglie di prendere il caffè è simile al tuo. Se potessi guardare dentro il suo cuore, vedresti che vuole le stesse cose che vuoi tu, ma ha solo un modo diverso di esprimerlo.

A volte, ritrovare se stessi dipende dal modo in cui hai deciso di interpretare il mondo, dalle cose che rifiutavi dicendo che erano troppo complicate per te, dalla persona che ti rifiutavi di vedere per paura che ti ferisse.

La maggior parte delle storie più belle che viviamo inizia con una semplice gentilezza, un sorriso o una piccola domanda che può aprirti un mondo che non conoscevi. L’universo metterà sempre davanti a te cose belle, ma per poterle riconoscere devi ritrovare dentro di te la persona meravigliosa che sei. Solo aprendo il tuo cuore e affrontando le diversità con amore per te e per gli altri potrai compiere ciò per cui sei qui, perché il modo in cui tratti te e gli altri avrà sempre un impatto emotivo sul tuo percorso: tutto dipende da te. Da lì potrai iniziare a portare la luce nella vita delle persone che, proprio come te un tempo, non se la stanno passando bene. Senza volerlo e senza dover dimostrare niente a nessuno, diventi quella persona che tutti vorrebbero conoscere. Viviamo in un mondo ormai troppo crudele, dove la maggior parte delle volte subiamo senza poterci fare niente. Non lasciare che le ideologie sociali ti rubino ciò che hai di grande: la tua umanità è il dono più prezioso che hai. Non darti la possibilità di crescere e realizzare i tuoi sogni è come aver vissuto una vita con un’identità che gli altri hanno scelto per te e che accetti ormai per abitudine. La vera svolta della nostra vita è quando decidiamo di migliorare, per poi conoscere davvero chi ha deciso di restare: è qui che si ferma la tua avventura, sarai finalmente a destinazione. Se mi stai leggendo e senti di non aver ancora trovato la tua strada, sappi che non è troppo tardi per cominciare quel lungo viaggio che ti porterà a questo finale, che tu sia uomo o donna.

Io ho trovato la mia strada. Adesso tocca a te.

Il cammino non finisce qui. Ogni settimana racconto un pezzo di strada sui social: vieni a camminare con me. Seguici.

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