Ci siamo riconosciuti senza troppe parole

Alcune persone che ho incontrato lungo la strada.

Ho incontrato Marco a un distributore, da qualche parte tra il Trentino e il nulla.
Aveva la moto carica come se non dovesse più tornare indietro. Non gli ho chiesto dove andasse — gliel'ho chiesto dopo, mentre aspettavamo il caffè. Mi ha risposto: "Non lo so ancora. Lo scopro strada facendo." Ci siamo salutati con una stretta di mano che valeva più di una conversazione di un'ora.


Ho incontrato Elena su un sentiero, poco prima dell'alba.
Saliva sola, senza fretta, con lo zaino di chi è abituato a portare solo l'essenziale. Le ho chiesto perché lo facesse sempre da sola. Mi ha guardato e ha detto: "Perché è l'unico momento in cui riesco davvero a sentirmi." Non ho aggiunto altro. Non serviva.

Ho incontrato Luca durante una corsa mattutina, in una città che non era la mia.
Correvamo nella stessa direzione senza saperlo, finché non ci siamo trovati fianco a fianco per un chilometro intero. Alla fine mi ha detto: "Corro ovunque vada. È il modo più veloce per sentirmi a casa." Non ci siamo più incrociati. Non ne avevamo bisogno.


Ho incontrato Sara su un treno regionale, con le cuffie a metà.
Aveva un quaderno pieno di città sottolineate, alcune già visitate, altre no. Le ho chiesto come sceglieva la prossima tappa. Mi ha risposto: "Non la scelgo. Aspetto che sia lei a chiamarmi." Sono sceso due fermate dopo, ma quella frase è rimasta.


Ho incontrato Davide in un parcheggio deserto, prima dell'alba, tra un allenamento e l'altro.
Si allenava da solo, senza musica, senza pubblico. Gli ho chiesto perché lo facesse a quell'ora. Mi ha detto: "Perché nessuno mi vede, e quindi sono davvero io." Ho capito che non stava cercando risultati. Stava cercando se stesso.


Ho incontrato Giulia in rifugio, dopo ore di salita in silenzio.
Non parlava molto, ma quando l'ho fatto io, mi ha sorpreso: "Non vengo in montagna per fuggire. Vengo per tornare." Fuori pioveva. Dentro, quella frase pesava più della pioggia.


Ho incontrato Matteo a un autogrill, verso le due di notte.
Guidava da solo da ore, il caffè in mano come unica compagnia. Gli ho chiesto se non fosse stanco. Mi ha risposto: "Di giorno sono un altro. Di notte, in macchina, sono solo io." Ha ripreso la strada prima che finissi di bere il mio.


Ho incontrato Chiara nel corridoio di casa sua, tra un piegamento e l'altro.
Mi ha aperto la porta ancora sudata, mi ha detto che si allenava lì da un anno, senza palestra, senza specchi. "Non ho bisogno di qualcuno che mi guardi. Ho bisogno di qualcuno che io possa diventare." Non ho più dimenticato quella frase.


Ho incontrato Andrea sul ponte di un traghetto, con il vento che non lasciava parlare.
Tornava da un viaggio che doveva durare una settimana e ne era durato tre. Gli ho chiesto perché non fosse rientrato prima. Ha sorriso: "Perché non avevo ancora finito di cercare quello che ero venuto a cercare."


Ho incontrato Sofia in un paese di montagna che la moto ha trovato per sbaglio.
Gestiva un piccolo bar, l'unico aperto a quell'ora. Le ho chiesto se le pesasse vivere così isolata. Mi ha risposto: "Qui non sono isolata. Sono al centro di tutto quello che conta per me."


Presto racconteremo anche la tua storia.